GP Belgio, scenario di F1 dove Ferrari era piuttosto sicura di non poter capitalizzare molto. A Silverstone la Rossa ci era riuscita, mentre il layout di Spa-Francorchamps, almeno sulla carta, mostrava un contesto ben peggiore per la SF-26: due settori su tre, in pratica, sono costituiti da rettilinei. Ma allora, come hanno fatto a Maranello a portare un secondo posto, e la vittoria in Inghilterra?
Ferrari: la mentalità dell’approccio al weekend è cambiata
La risposta non risiede in un unico fattore, bensì è la somma di più azioni intraprese dalla squadra. Come prima cosa, va sottolineare come sia cambiato l’atteggiamento dell’intero team in pista. Queste due gare ne sono state una lampante conferma. Lo stesso Hamilton ha sottolineato questo aspetto: “Abbiamo fatto un vero salto di qualità in ogni dettaglio del nostro lavoro durante tutto il weekend”.
Qualsiasi fine settimana deve essere un’occasione per vincere, senza precludersi nulla. Può sembrare banale, ma variare la prospettiva con cui ogni singolo componente del team approccia l’evento non è cosa facile da un punto di vista manageriale. Un approccio molto simile, ad esempio, lo abbiamo visto in casa Red Bull nella seconda metà della scorsa stagione.

La RB212 non era certo la monoposto migliore del lotto, eppure Max Verstappen ha sfilato il vero e proprio miracolo sportivo. ma l’esecuzione di ogni singola sessione – per citare Vasseur – faceva la differenza. Ogni turno in pista deve servire a fare un passo avanti, a progredire in modo costante, cercando la performance letteralmente ovunque.
Ferrari ha fatto un salto di qualità nel software di gestione dell’energia
Il risultato di tutto questo si riflette in diversi aspetti tecnici. Sia a Silverstone che a Spa, la Rossa è stata inaspettatamente veloce in determinate zone della pista. In Inghilterra, la vettura italiana aveva trovato un’ottima velocità di punta sull’Hangar Straight, mentre in Belgio, la SF-26 risultava parecchio rapida nel primo settore, perdendo poi maggiormente terreno in quello conclusivo.
Riteniamo che in queste gare sia stato fatto un concreto salto di qualità in termini di utilizzo della componente ibrida. In ogni circuito, i punti in cui caricare la batteria e quelli in cui erogare la potenza vanno concepiti in modo estremamente dettagliato. Si va a studiare in quale punto esatto di ogni curva si comincia a recuperare energia e in quale la si eroga, senza dimenticare un fatto.

Parliamo della modalità con cui questa potenza extra viene scaricata a terra: il tanto chiacchierato e pure famigerato deployment, che sembra rappresentare un cruccio per la Ferrari più in qualifica che in gara. A detta dello stesso Vasseur “Probabilmente è una caratteristica della power unit che aiuta un po’ la Mercedes nel giro secco, mentre potrebbe favorire noi in gara, ma non ne siamo certi”.
Diversificare le interpretazioni di erogazione porta a diversi punti di forza e di debolezza. Tuttavia, in un circuito in cui questa strategia hanno un peso specifico cruciale, la Rossa ha dimostrato di potersi piazzare subito alle spalle della Mercedes. Squadre clienti della casa di Stoccarda, come la McLaren, non sono invece riuscite a estrarre il medesimo potenziale dal proprio software di gestione dell’energia.
SF-26: azzeccato il setup di compromesso
Infine c’è un ulteriore aspetto, che comprende il setup nel suo complesso. Parliamo di parametri come le altezze da terra, le rigidezze sospensive e il carico aerodinamico. Per essere preparati nelle Fp1, i team devono compiere un lavoro egregio nella preparazione della messa a punto iniziale, con un lungo e minuzioso lavoro di correlazione, che avviene pure dopo il Gran Premio, processando i dati della gara.
Una volta in pista, tutto va aggiustato sulla base dei riscontri reali. Subentra quindi l’intuito di piloti e tecnici, fondamentale per individuare quelle piccole modifiche e quei micro-aggiustamenti che possono massimizzare il feeling con la SF-26. Un esempio concreto di tutto questo lavoro è stato proprio il weekend inglese, dove Hamilton ha dettato una strada poi seguita pure da Leclerc.

Nel fine settimana belga, invece, il team è stato impeccabile nell’individuare il corretto livello di carico aerodinamico posteriore: un fattore che era stato valutato in modo errato in Austria. A Spa ci sono tanti compromessi, spesso molto complessi da centrare. Va detto, per dovere di cronaca, che ancora una volta Lewis ha snobbato i simulatore affidandosi alla sue esperienza e sensibilità.
Ferrari ha sorpreso positivamente anche in questo frangente, considerando che si temeva una finestra di setup decisamente più ristretta. L’esecuzione operativa è stata comunque di altissimo livello. Con ciò intendiamo, per esempio, l’essere riusciti ad azzeccare la corretta strategia di warm-up delle mescole e l’aver individuato la miglior pressione di gonfiaggio iniziale delle gomme. Davvero una mossa super.
Autori: Zander Arcari – @berrageiz – Niccoló Arnerich – @niccoloarnerich
Immagini: Scuderia Ferrari – F1Tv