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Regolamento F1: i divieti della FIA che difficilmente cambieranno le cose

Il traguardo ultimo della FIA per la F1 del domani si profila all’orizzonte con chiarezza disarmante: plasmare vetture drasticamente più leggere e agili. È questa la vera utopia ingegneristica cullata dai vertici federali per l’avvenire della massima formula. Abbandonando per un istante la prospettiva odierna, la direzione tecnica non fa mistero delle sue ambizioni a lungo termine.

C’è la volontà di presentare monoposto con un’ulteriore cura dimagrante, capace di sottrarre una considerevole mole di chilogrammi dalle vetture che calcheranno l’asfalto. Il tutto sommato a una riduzione generalizzata degli ingombri volumetrici. L’attuale corpo normativo rappresenta in sintesi un compromesso funzionale e pragmatico? In parte è così. Ma la brama di snellimento resta.

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Il terzo elemento della Mercedes W17

Rappresenta un salto concettuale imponente rispetto alle possibilità odierne, una mossa che proietterà le auto verso una nuova dimensione dinamica, riavvicinando lo sport alla sua essenza primordiale fatta di reattività e pura prestazione meccanica, finalmente svincolata dal fardello di masse ormai insostenibili. Questo è il pensiero per il prossimo futuro della massima categoria.

FIA, il delicato equilibrio dinamico: tra esaltazione del talento e sfide aerodinamiche

In attesa di questa grande rivoluzione ponderale, il presente agonistico narra di un ecosistema tecnico che, al netto delle feroci perplessità sollevate dai protagonisti in merito all’erogazione delle power unit 2026, non ha saputo conquistare il favore di chi fisicamente si cala nell’abitacolo. La complessità dell’era wing car ha archiviato la spigolosità nel mettere a punto la vettura.

La rigidità punitiva e la necessità di raschiare il suolo avevano infatti funestato la prima generazione a effetto suolo. Innalzando le altezze da terra, la Federazione Internazionale ha mitigato la brutalità dei cinematismi sospensivi, regalando ai conducenti un mezzo telaisticamente meno ostico sulle asperità ma, al contempo, tremendamente esigente nelle fasi di percorrenza.

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Il fondo della McLaren MCL39 con filosofia wing car

Proprio la decisa sforbiciata ai valori di carico complessivi ha trasformato l’approccio alla curva in una complessa equazione. Le limitazioni regolamentari impediscono ai dipartimenti aerodinamici di stabilizzare la piattaforma in ogni singola frazione di marcia, restituendo il pallino del gioco alla sensibilità di chi guida, e la FIA rivendica con orgoglio questo scenario.

L’élite del motorsport deve potersi misurare con macchine recalcitranti, ardue da interpretare e assolutamente inavvicinabili per chiunque non disponga di un bagaglio tecnico superlativo. Nessuna automazione del talento, dunque, ma un esame continuo che premia il coraggio in un quadro dove la massa ridotta di questi progetti ha già raccolto i plausi unanimi del paddock.

Le power unit vanno in netta controtendenza rispetto alla visione della FIA su duelli e piloti

Tutto questo sarebbe molto bello e funzionale: peccato che, “grazie” all’erogazione della potenza, tutte queste belle parole non possano essere messe in atto. Sì, perché ancor prima di misurare il talento di un pilota, ci si scontra con la capacità di utilizzare al meglio l’energia che, di fatto e purtroppo, è riuscita a cambiare completamente lo stile di guida.

Una grande verità che non può andare in secondo piano e che fa da contraltare alle dichiarazioni soddisfatte dell’organo giudicante. Gli stessi piloti sono tutto tranne che contenti, perché dover alzare il piede in curva o addirittura in rettilineo non fa parte della vera competizione. Stesso discorso per la fase di staccata, dove si utilizzano strategie per ricaricare meglio e prima le batterie.

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Il propulsore turbo ibrido della Mercedes W17

Uno scenario che ovviamente limita la competizione e la percentuale di talento con cui chi guida può davvero fare la differenza. Anche per questo arriveranno modifiche su harvesting e deployment dal prossimo anno, sino a che questi motori lasceranno spazio a una realtà più concreta, dove finalmente il propulsore sarà degno del nome che porta, senza essere dipendente dalle batterie.

FIA, le restrizioni normative 2027 funzioneranno davvero?

Sul breve termine, invece, possiamo parlare di come la FIA cerchi di preservare questa fragile armonia dinamica e arginare l’inesauribile inventiva dei progettisti. Proprio per tale ragione, per il 2027 la governance tecnica ha dovuto impugnare nuovamente la scure. Il prossimo anno arriva il ban di specifiche aerodinamiche che abilmente hanno eluso le maglie normative in corso.

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Lo scarico FTM della Ferrari SF-26

Le penne rosse dei commissari si sono abbattute sulle appendici collocate in prossimità degli scarichi, dove Ferrari ha fatto scuola, sulle sofisticate estensioni dei piloni di sostegno dell’ala posteriore e su quella rapida proliferazione di derive usate per deviare il flusso attorno alle carenature degli attuatori dell’ala posteriore: soluzioni che di fatto hanno sorpreso la FIA.

Tali correzioni, concepite per calmierare l’infinita corsa agli armamenti finanziari e per recidere il carico aerodinamico in eccesso, non destano tuttavia alcun allarme strutturale. I vertici federali osservano le evoluzioni con incrollabile fiducia, certi che le fondamenta filosofiche della normativa siano rimaste inviolate e che lo rimarranno per il prossimo futuro.

L’attuale telaio normativo non è privo di difetti, ma appare decisamente granitico rispetto al recente passato, avendo fatto tesoro degli errori passati. Il rigido perimetro di legalità imposto per la prossima annata neutralizzerà le soluzioni che ora proliferano, pur lasciando intatti, a detta dei tecnici della Federazione Internazionale, spiragli creativi sufficienti per differenziare i progetti.

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Le appendici aerodinamiche di Mercedes e Red Bull per Monaco sfruttando il box normativo della FIA

La previsione per il 2027 dipinge un panorama dove i valori subiranno una convergenza naturale, garantendo che i problemi sofferti in passato non torneranno più a soffocare lo spettacolo dei duelli ravvicinati. Non c’è da metterci la mano sul fuoco, però, considerando che i tecnici dei team sanno sempre come trovare gli escamotage per aggirare le norme: lo insegna la storia della Formula 1.

Autore e illustrazioni:  Zander Arcari – @berrageiz