Mercedes è molto forte in pista, ma soprattutto lo è nel rapporto con la FIA. Ferrari è l’unica antagonista a livello tecnico, ma deve necessariamente accrescere il suo peso politico. Serve una forza maggiore da questo punto di vista, perché le partite in questa Formula 1 2026 si vincono anche a tavolino. Horner non c’è più, l’unica figura che sapeva tenere testa a Wolff. Deve farsi avanti Vasseur che, mantenendo la sua amicizia con Toto, deve essere acerrimo sui tavoli che contano.
Lo smacco McLaren non si dimentica
Perdere contro un team clienti è possibilmente lo scenario più frustrante per un costruttore. È successo alla Mercedes per due stagioni di fila: 2024 e 2025. Il team di Brackley ha dominato agli albori dell’era ibrida, ma poi si è persa con il regolamento delle wing car. O forse sarebbe meglio dire che maneggiare l’effetto suolo è stato un incubo per i tedeschi.
A questo si somma lo smacco di perdere con chi monta la tua power unit e che sino al 2023 navigava al centro della griglia senza alcuna identità. La stesura dei nuovi regolamenti per la “Formula a batteria” era l’occasione giusta. La chance per scrollarsi da dosso un problema senza soluzioni. Un colpo di spugna necessario a voltare pagina e tornare al dominio.

Era questo il piano di Wolff e compagnia: aprire un ciclo vincente e battere tutti, specie chi sino all’altro ieri festeggiava sui podi di tutto il mondo con il tuo motore. Per ora, possiamo dire che il piano è andato in porto. E forse anche per questo si manifesta un certo attrito con McLaren. Una “resistenza dialettica” chiacchierata dallo stesso Andrea Stella quando si parla di comunicazione sulla power unit.
Mercedes ha fornito al team di Woking un super prodotto, ma le fotocopie del libretto di istruzioni non ci sono. Si era inceppata la stampante, si vede. Serve una collaborazione differente per l’ingegnere ex Ferrari. Altrimenti può succedere che, mettendo mano al software per ottimizzare il propulsore, ecco che il cuore della vettura si blocca e non si può nemmeno scendere in pista: questo pare essere successo.
La presa di posizione di Wolff: il potere politico va a braccetto con la vittoria
All’interno di questo scenario si muove agile Mr. Toto Wolff. Ne sa una più del diavolo, Toto. Sempre pronto a perculare (simpaticamente, ma non troppo) gli avversari e difendere a spada tratta il proprio lavoro. Ed è questo il punto focale della questione. L’austriaco si è fermamente opposto a qualsiasi tentativo di cambio normativo negli ultimi anni. E non è che riunioni tra FIA e team non ce ne siano state.
Ma la risposta di Wolff è sempre stata una: “No, non se ne parla“. Si prosegue con le norme 2026. Forte dell’approvazione (a suo tempo) di tutte le scuderie verso la nuova era ibrida fatta di harvesting e deployment. Il derating (super clipping) la fa da padrone. Non si torna indietro, per Toto, che vuole godersi appieno, per almeno un campionato, il lavoro svolto in fase di progettazione della power unit.

Tutto questo fa riflettere sull’enorme potere politico che possiede in questo momento la Mercedes. Capace di convincere la FIA che il rapporto di compressione regala al massimo un paio di cavalli e che è totalmente regolare. Dal 1° giugno le misurazioni saranno a caldo, 130°. Resta il fatto che sino ad allora, Mercedes ha un potenziale vantaggio per ipotecare il campionato 2026 a suon di doppiette.
Ferrari, unica antagonista Mercedes: serve crescere sotto il profilo politico
Horner non c’è più. L’inglese non è certo uno stinco di santo, e proprio per questo era l‘unico personaggio del paddock capace di tenere testa a Super Totone da Vienna. Non aveva remore a sbattergli in faccia le cose come stavano e, nell’arco degli anni, si era costruito un potere politico al pari (se non maggiore) di quello Mercedes. Un qualcosa di assolutamente necessario per vincere.
Sì, perché sarebbe bello pensare ad una Formula Uno romantica: gare dove si vince solo perché si è più bravi. Ma le cose non stanno così. Da molte decadi, oramai, nella vittoria di gare e mondiali c’è sempre lo zampino del controllo. Si vince anche sulla carta, insomma, prima di scendere in pista. Il primo scorcio del mondiale 2026 lo dimostra ampiamente. Horner non c’è più, dicevamo. Quindi che succede?

Serve un forte antagonista. Un rivale che “scassa i maroni” in pista ma soprattutto negli uffici che contano. Dove chi sa presentare meglio le proprie teorie/accuse ha enormi benefici. Il profilo più accreditato per ricoprire questo ruolo è quello della Ferrari, attualmente. In pista è seconda forza e i maroni li scassa in tutti i modi. Questo abbiamo visto tra Australia e Cina.
Parte a razzo, e sta cercando di rendere le vittorie di Russell e Antonelli le più faticose possibile. Serve però un altro passo. Oltre al lavoro di sviluppo su meccanica e aerodinamica, serve allargare le spalle e alzare la voce. Quei 5 secondi di pre-partenza sono già un dito in un occhio per la Rossa. Vasseur lo ha sottolineato. Ma per lo meno i provvedimenti si sono fermati qui, in merito allo start.
Dopo tante chiacchiere è il momento di Vasseur
C’è poi tutta la questione relativa all’ADUO. Una disciplina voluta non a casi dalla FIA. Un metodo per non fornire vantaggi troppo evidenti ad un solo competitor. Benefici emersi con fermezza sulle rette di Melbourne e Shanghai. Ferrari vuole sistemare il motore? Serve che la Federazione Internazionale conceda il suddetto ADUO e non ceda ai discorsi Mercedes che ovviamente non sarà d’accordo.
Perché al di là delle misurazioni che l’organo giudicante effettuerà, dove, in teoria, la potenza espressa dovrebbe essere il metro di giudizio, Mercedes perorerà la propria causa per far sì che Ferrari, e il resto degli avversari, possano avere la possibilità di lavorare sul motore il meno possibile. E qui entra in gioco Fred. Vasseur dev’essere bravo a gestire il team, ma ancora di più nel vincere battaglie contro Mercedes.

E a quanto capito dalla nostra redazione lo sta facendo specie per l’ADUO. Passano anche da qui le sorti di una stagione. Un mondiale solo all’inizio, che potrebbe prendere una piega troppo favorevole al team tedesco. Molto bene la SF-26, auto solida con soluzioni estreme. Ma per non correre il rischio di restare una bella incompiuta serve altro: quel potere politico che a Maranello manca da troppo tempo.
Autore: Zander Arcari – @berrageiz
Immagini: Scuderia Ferrari – Mercedes